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Ottavo ciclo

Anno liturgico A (2022-2023)

Tempo Ordinario

XVI Domenica

(23 luglio 2023)

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Sap 12,13.16-19;  Sal 85 (86);  Rm 8,26-27;  Mt 13,24-43

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Con le sue parabole Gesù ci illustra come funziona la vita se vogliamo godere del regno che lui è venuto a manifestarci. Il salmo responsoriale di oggi ha un’espressione straordinaria che forse riassume al meglio tutte le invocazioni del cuore davanti al Signore: “Insegnami, Signore, la tua via: camminerò nella tua verità. Unifica il mio cuore perché tema il tuo Nome” (Sal 85/86,11). Ecco: lasciar lavorare la parola ascoltata nel cuore, lasciarla crescere, comporta il processo di unificazione del cuore perché tutto risponda all’amore di Dio che l’ha conquistato.

La parabola della zizzania risponde alla domanda angosciante: perché il male? La spiegazione di Gesù illustra la prospettiva nella quale vivere il presente della storia, segnata dalla presenza dei malvagi e dall’imperversare del male. Come convivere con i malvagi è domanda più pertinente del perché ci sono i malvagi (i servi della parabola chiedono al padrone da dove viene la zizzania). L’unico buon atteggiamento possibile resta quello del padrone: “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”. Secondo l’espressione del salmo: non lasciate che i malvagi mandino in pezzi il vostro cuore.

La prima lettura, tratta dal libro della Sapienza, ha un modo singolare di presentare la questione che angoscia i giusti: “Perché Dio non toglie di mezzo i malvagi? Perché Dio lascia spazio al male?”. Dopo aver ricordato che Dio ha compassione di tutti perché tutto può e che chiude gli occhi sui peccati degli uomini aspettando il loro pentimento (Sap 11,23) il testo dichiara: “Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento”. ‘Tale modo di agire’ fa riferimento all’indulgenza e alla mitezza con cui Dio, dotato di forza onnipotente, agisce verso gli uomini e li giudica. Quel ‘deve amare gli uomini’ sarebbe, letteralmente, ‘è necessario che il giusto sia amante degli uomini’ o, ancora meglio, ‘il giusto deve essere ricco di umanità’. Dove la Scrittura segnala un ‘deve’, vuol dire che allude a una radice e a un compimento divini, a un esito divino della vita umana.

In effetti, per noi è importante cogliere cosa sta dietro alla volontà del padrone di lasciar crescere insieme grano e zizzania. Sarà proprio su quella ‘volontà’ che i buoni potranno misurare la loro bontà condividendo la pazienza del padrone verso tutti. Il regno dei cieli, come la parabola illustra, sta esattamente nello splendore di quella pazienza condivisa con Dio. Il regno dei cieli è una questione di fede: la fiducia nei sentimenti di Dio! Quando Gesù dice: ‘il regno dei cieli è simile a’, vuole squadernarci l’orizzonte della fede. Dio non toglie di mezzo i malvagi perché sono oggetto della sua pazienza, perché i giusti possano rivelare ai malvagi la forza di Dio, che non rinuncia al suo amore perché l’uomo lo disattende e i giusti saranno tanto più giusti quanto più faranno risplendere la potenza dell’amore paziente di Dio.

All’uomo giusto il malvagio non interessa per il giudizio, ma per la segreta provvidenza che comporta. Là dove il male imperversa si acuisce la sofferenza, ma chi accoglie la sofferenza degli altri permette alla propria umanità di splendere. Solo così il mondo è passibile della rivelazione del Regno e se il malvagio non viene meno è solo perché, nella pazienza di Dio, il bene risplenda nella scoperta di nuove dimensioni di umanità, cosa che fa presagire la presenza accompagnatrice di Dio nel mondo.

Il Signore vuol fare degli uomini i figli del Regno, ma insieme, di nascosto, è all’opera anche il maligno che invece vuole renderli suoi figli. L’esito della contesa tra l’uno e l’altro è scontato: prevarrà il Regno di Dio. Il problema nasce dal fatto che, se il Regno di Dio è reale per noi e dentro di noi, non è ancora però manifesto, per cui l’uomo si sperimenta come un campo di tensioni contrapposte, che la venuta di Gesù rende ancora più evidenti. Il nemico con cui si è confrontati è subdolo, lavora segretamente, per cui non è semplice acconsentire alla ‘volontà’ del padrone. La parabola ha proprio lo scopo di svelare le trame segrete del maligno, di non farsi turlupinare: in gioco è lo splendore della somiglianza con Dio in umanità.

Le altre due parabole rispondono alla domanda: perché l’inizio del Regno è così insignificante? Dove si rivela l’evidenza del Regno? È per mostrare come la pazienza abbia un impatto straordinario nella vita dei cuori che Gesù racconta le parabole della senape e del lievito: da una realtà minuscola deriva una potenza straordinaria. La parabola del seme non insiste tanto sulla sua piccolezza, ma sulla potenza che possiede nonostante la sua piccolezza. La parabola del lievito mostra come l’evidenza del Regno non riguardi una cosa o l’altra. Del ‘regno’ non si può dire: eccolo qui, eccolo là. Riguarda l’insieme del mondo, della vita, dei rapporti, dell’agire e del sentire, dell’essere e del fare. Girolamo spiega come il lievito sia la conoscenza e la comprensione delle Scritture, la conoscenza del mistero del Figlio di Dio fatto uomo per noi e dice che la potenza del lievito è quella di portare tutto all’unità: all’unità delle potenze dell’anima, all’unità di spirito/anima/corpo, all’unità della famiglia umana. È la tensione divina che attraversa la nostra storia, che per questo è sempre storia sacra.

Il particolare delle tre misure di farina risponde alla quantità di farina usata da Sara per preparare da mangiare ai tre visitatori, come è raccontato in Genesi 18. Le tre misure (nel testo, tre sea, una misura antica di capacità che corrisponderebbe a circa 15 litri) è una quantità enorme. Si tratterebbe di quasi mezzo quintale di farina, una misura sproporzionata per tre persone. Con quella quantità si sarebbe sfamato un centinaio di persone! Così i Padri hanno collegato Sara alla donna della parabola di Gesù, che pone il lievito in un impasto di tre misure di farina. Il significato risulta:  se la fede di Abramo ha fatto regnare Dio in questo mondo, l’annuncio del vangelo trasfigura il mondo intero.

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I TESTI DELLE LETTURE (dal “Messale Romano”):

[I testi delle letture sono tratti dal sito della Chiesa Cattolica italiana: chiesacattolica.it]

Prima Lettura  Sap 12,13.16-19

Dal libro della Sapienza

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.

La tua forza infatti è il principio della giustizia,

e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.

Mostri la tua forza

quando non si crede nella pienezza del tuo potere,

e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza

e ci governi con molta indulgenza,

perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.

Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo

che il giusto deve amare gli uomini,

e hai dato ai tuoi figli la buona speranza

che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 85 (86)

R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi t’invoca.

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

Tutte le genti che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, Signore,

per dare gloria al tuo nome.

Grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio. R.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,

lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,

volgiti a me e abbi pietà. R.

Seconda Lettura  Rm 8,26-27

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Vangelo  Mt 13,24-43

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No”, rispose, “perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

«Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».